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Rolling Stones, la storia








Per il loro essere trasgressivi furono chiamati i "brutti, sporchi e cattivi" e contrapposti ai più rassicuranti Beatles, anche se tale contrapposizione fu spesso creata dagli stessi Rolling Stones che si comportavano in modo volutamente antitetico rispetto ai Beatles (con i quali ebbero peraltro sempre un ottimo rapporto di stima e amicizia, proponendo così un modello alternativo a uso e consumo della stampa musicale.
I Rolling Stones sono stati , e sono tutt'ora, un'autentica pietra miliare nell'evoluzione della musica rock del XX secolo, portando sotto i riflettori il malcontento e di conseguenza la protesta di intere generazioni, incarnando così il travagliato spirito dei grandi bluesman del passato e scegliendo il titolo di una canzone di uno di questi ( Muddy Waters) come nome del loro gruppo.
L'esordio ufficiale avviene in uno dei templi del rock, il Marquee di Londra, il 12 luglio 1962.
Fin dall'inizio costituiscono l'alternativa "sporca e cattiva" ai Beatles con una musica che attinge alle radici del rock'n'roll e del blues.
Il successo fin dalle prime canzoni è grandissimo.
Nel gennaio del 1963 Charlie Watts entra ufficialmente nel gruppo sostituendo il batterista Tony Chapman, che a sua volta era subentrato al posto di Mick Avory.
Nei primi anni di attività i Rolling Stones si cimentano solo in rivisitazioni di brani del repertorio americano di rock & roll.
In seguito, all'uscita dei primi due singoli e dell'Lp, su cui sono presenti "Bye Bye Johnny", "Money", "Poison Ivy", e "You Better Move On", gli Stones ottengono il privilegio di registrare nelle sale della Chess.
Da qui, tra il 1964 ed il 1965 Jagger e Richards, cominciano a incidere canzoni loro e a riprodurre quel sound sconosciuto alle sale d'incisione inglesi.
Dopo il primo Lp, il secondo, il terzo e una gran quantità di singoli fino ad arrivare al '65, l'anno della svolta: esce prima "The Last Time" (riutilizzata 30 anni dopo dai The Verve per la loro "Bitter Sweet Symphony"), seguita da "(I Cant Get No) Satisfaction".
Ed è proprio con "Satisfaction" (1965) che i Rolling Stones si impongono definitivamente.

Articolo di Michele Ferri